OSSERVATORIO DEL LUSSO

Intervista di Francesca Druidi a Carla Riccoboni  per l’inserto OSSERVATORIO DEL LUSSO in abbinamento al quotidiano IL GIORNALE

  1. In che modo le tradizioni e le tecniche orafe del territorio vicentino hanno ispirato e guidato la sua ricerca come designer?

 Quando, negli anni ’70, sono arrivata nel Veneto, non conoscevo le tecniche e trascorrevo molto tempo nei laboratori delle aziende con cui lavoravo come designer. Era molto importante per me seguire la realizzazione dei miei progetti e osservare sia le lavorazioni manuali , sia le possibilità date delle macchine. Quando sono entrata nella fabbrica di Balestra 1882, allora leader per la produzione della catena industriale, ho notato un’enorme creatività sugli aspetti tecnici, soprattutto da parte degli operai: ingegnosissime forme stampate per ridurre il numero delle saldature, per risolvere piccoli problemi di finitura, per realizzare meglio e più velocemente. Il laboratorio e le tecniche di lavorazioni sono state fondamentali per la mia creatività e per tutta  la mia produzione successiva. In laboratorio ho imparato a conoscere la materia e a sviluppare dei progetti in termini di LOGICA e di ECONOMIA dove la forma è sempre strettamente connessa alle tecniche di produzione ( ieri la meccanica, oggi il taglio laser), come nella Collezione ALPHABET, un sistema di gioielli fatti di catene senza saldature che continuo a sviluppare negli  anni.

  1. Perché è stato importante recuperare le madreforme dello stampato vicentino per il suo lavoro?

 Le madreforme  sono le attrezzature di base necessarie a realizzare lo “stampato“ una tecnica che permette di dare volumi importanti a lastre sottilissime di metallo prezioso conferendo loro anche una grande solidità. E’ una tecnica antichissima che deriva dallo sbalzo e dal cesello e che sfrutta le proprietà meccaniche (malleabilità) dei metalli preziosi. Attualmente nessuna tecnica digitale raggiunge risultati paragonabili alla leggerezza e alla semplicità e ai costi dello stampaggio.In nome del progresso c’è il rischio di dimenticare e di disperdere dei saperi e dei valori che sono anche tipici del nostro territorio vicentino.Le madreforme conservano anche un repertorio di forme , archetipi e simboli religiosi o laici, utilizzati per realizzare pendenti, orecchini, anelli: un’oreficeria, popolare, legata alle tradizioni e alle feste, molto diffusa nella prima metà del XX secolo e nel dopoguerra. Con queste forme simboliche ho realizzato negli ultimi anni una serie di superfici a texture ottenendo effetti preziosi, artigianali, mai identici,  ogni pezzo è unico.

  1. Quali sono le prospettive e le criticità per un designer oggi?
  2. Dove ritiene stia andando il suo percorso artistico e professionale all’interno della più ampia cornice del design contemporaneo?

 Il mondo dell’oreficeria è una realtà un po’ anomala rispetto ad altri settori: rapida nell’accogliere le innovazioni tecnologiche, ma più lenta e prudente nell’innovazione della forma. Più propensa a trasformare il gioiello in un accessorio /moda che a valorizzare le qualità specifiche del prodotto.La sperimentazione, il design contemporaneo di alta qualità, si sono sviluppati fuori dalle aziende tradizionali italiane, nell’ambito dell’autoproduzione, un fenomeno che si è sviluppato negli ultimi 20 anni in tutta Europa e di cui io stessa sono stata una pioniera. Si tratta di designer che si sono trasformati in imprenditori di sé stessi, iniziando a produrre e vendere direttamente le loro collezioni.I designer/imprenditori hanno lavorato soprattutto sul prodotto aprendo nuove strade, testando e mostrando le enormi potenzialità di vendita per un mercato alternativo, traversale, colto.                                                                                                                                                                               L’attuale crescita esponenziale delle proposte, la competitività di un mercato sempre più globalizzato pongono nuove sfide: richiedono prodotti interessanti e innovativi, ricchi di identità e di storia, all’interno di un sistema di produzione, comunicazione e  vendita coordinato e unitario, come solo una azienda strutturata può organizzare in modo efficiente ed economico. Credo che sia arrivato il momento di unire competenze, capacità, risorse tra designer ed aziende in una sorta di creatività collettiva cedendo, ad esempio, ad aziende strutturate produzioni che erano di nicchia, ma sono maturate nel gusto collettivo.Come afferma Domenico de Masi ” i leader che oggi realizzano le rivoluzioni tecnologiche non sono geni, ma coordinatori, il cui talento non sta nell’inventare quanto nell’orchestrare, combinandolo, il lavoro di creativi e manager”.Io mi considero una creativa e credo che il futuro richieda di progettare e realizzare delle forme , non come singoli gioielli, ma come SISTEMA di variazioni in grado di essere sviluppato e personalizzato  anche da altri, clienti compresi e su questo sto orientando anche la mia ricerca.

CARLA RICCOBONI

gennaio 2017